Dalle lezioni di queste settimane e dagli incontri mi accorgo di come sia davvero importante concedersi lo spazio e il tempo per dedicarsi a sé.

Lo è perché nel fare di tutti i giorni qualcosa di essenziale ci sfugge. Siamo sempre affaccendati in mille cose che riteniamo di dover fare, acquisire, raggiungere, e spesso lasciamo che le cose importanti rimangano invece indietro, come se fossero sospese in una dimensione che non ha nulla a che fare con la concretezza della vita.
Ci trasformiamo ma dimentichiamo di curare quel centro che è un tutt’uno con l’origine; trascuriamo di ascoltare la sua direzione, di sentire la sua vibrazione, di percepire se ciò che facciamo ci riempie di Vita oppure no.

Già la filosofia delle origini indicava l’importanza di alcune pratiche utili a evitare che quella parte più interna e profonda di noi, quel soffio divino, quell’anima, non si disperdesse sotto le pressioni del mondo, ma trovasse invece la sua giusta dimora nella vita di tutti i giorni.

È perché portiamo nel mondo i nostri vissuti interiori, le nostre credenze e le nostre storie che dovremmo assumerci la responsabilità di osservarci.

Per questo prendersi cura di sé deve diventare la nostra pratica.
Per questo prendersi cura di sé è una pratica di spiritualità.

Ci si prende cura di sé nei modi più diversi: ritrovando un contatto vero e intimo con il corpo, coltivando la nostra energia vitale, impegnandosi a dare una direzione ai pensieri, imparando a seminare una ragione materna che sappia sostenerci e incoraggiarci soprattutto nei momenti più bui.

“Come un frutto maturo
che già il peso
allontana dal ramo,
ora vorrei somigliare a me stesso,
ritornare
dalla mia superficie al mio silenzio
per un più vasto incontro.
E sentir crescere in me
la piena infinita dell’uomo
come si ascolta un fiume.”

Che io sappia ringraziare per tutte quelle strade, a volte dolorose, difficili, incomprensibili, che mi aiutano silenziosamente ad osservarmi, ad ascoltarmi, a ritrovarmi.