Ho pianto l’ultimo sangue.
L’ho immaginato essere pelle, vestito, carattere e risposta.
L’ho immaginato diventare il mio coraggio,
la sostanza viva di ciò che avrei voluto fare tante, tante volte.
Ho pianto la sua casa.
Perché è stata un fuoco che non ho mai acceso per davvero.
Perché è stata un nido per due,
ma non per me.
Li ho salutati entrambi
danzando dentro a un cuore colmo di gratitudine,
promettendomi che in questo ultimo parto sarei rinata
-sì –
Madre
di me e di tanti.
Oggi nel sentire un corpo nuovo
finalmente ho compreso:
non ho perso nulla,
mi sono solo ritrovata.