Questi giorni di fine agosto hanno sempre avuto un sapore tutto particolare. Un mix di malinconia e desiderio si affaccia ogni volta in me.

Sarà perché sono nata al mare e quando vedevo i turisti partire, la spiaggia svuotarsi e i negozi chiudere mi assaliva immancabilmente una grande tristezza. Avevo bisogno di cercare dentro di me il nuovo per poter sorridere un po’.

E oggi, a distanza di anni e di chilometri, c’è sempre quella profonda danza nel cuore tra il dispiacere di dover abbandonare i tanti giorni di pelle nuda e di pensieri vagabondi e la voglia di riconquistare una direzione più precisa di intenti e insegnamenti antichi.

Ogni transizione, ogni passaggio, in fondo ha bisogno di questa collaborazione interna.

C’è una parte di me che si prende cura di me.

C’è una parte di me che si sbliancia, che si perde, che si consuma, ma c’è un’altra parte di me che sa accogliere, che sa accendere, che sa indirizzare. E in questo prendersi per mano esistono insieme paura e coraggio, dubbi e sicurezza, morte e rinnovamento.

Così, anche oggi, mi porterò dentro quel mare dopo la pioggia di qualche sera fa e un nuovo progetto tra le mani.