A volte le nostre meditazioni sono accompagnate dai gesti delle mani (mudrā).

Tenere i polpastrelli appoggiati gli uni sugli altri come segno di connessione, sostenere un intreccio delle dita col respiro, lasciare i palmi spalancati quando il corpo vorrebbe solo chiudersi per paura, oltre ad essere un modo per incanalare l’energia più sottile del Prāna, è anche un incoraggiamento ad un ascolto più profondo.

Ogni gesto non solo porta con sé un messaggio preciso, ma ci immette in quella consapevolezza di poter cambiare le cose solo se cambiamo noi.
Ogni gesto ci fa essere presenti e responsabili, umili allievi dell’esistenza.
Così ci fermiamo, respiriamo e attraverso le mani dichiariamo silenziosamente il nostro impegno a unificarci, la nostra connessione con l’Assoluto, la nostra volontà a perdonare.

In una delle ultime lezioni le mani hanno assunto Hridaya mudrā: il gesto del cuore.
Che bello quando il corpo trasmette la poesia della vita, quando bastano solo due mani ad azzittire la mente, quando serve solo un segno per farmi tornare al posto giusto.

“Amore che sei il mio destino
Insegnami che tutto fallirà se non mi inchino alla tua benedizione.”