Sarà stato il vento che scompigliava capelli e pensieri insieme, incoraggiandomi a respirare lo stesso, a respirare di più.

Sarà stata l’erba. Così alta nel campo dietro casa, da fluttuare come un mare in tempesta.

Sarà stato il dono della lezione di stamattina: quel lavoro di voce e ascolto, di vibrazione e silenzio.

Che cosa ci consente di danzare nonostante tutto, di danzare a prescindere da?

Di fare come Śiva, il Signore dello yoga, che danza per trasformare, per spezzare l’abitudine, per chiudere con ciò che è sterile.

Immersa nel vento, circondata da onde d’erba coraggiose, riequilibrata dalla pratica.

È stato allora che ho sentito la pace.

Accordarmi a una musica che non decido io perché la suona la Vita. Provare a danzarla con ciò che sono oggi, affinché il mio definire – ciò che è giusto, ciò che va bene- non metta catene a me stessa o ad altri.

Lasciarmi sbilanciare, lasciarmi modellare.

Come l’erba, come Śiva,.