Mi sono sdraiata sul tappetino dopo una lunga giornata piena di impegni domestici e lavorativi.

Succede sempre una magia quando depongo a terra le stanchezze fisiche e mentali. Mi bastano pochi ampi respiri per stare immediatamente meglio e spesso è proprio in quel momento, nel completo abbandono delle forze, che qualche ispirazione arriva a soccorrermi.

Anche stavolta è stato così.

Fino a qualche minuto prima la mia mente cercava di tenere insieme i pezzi, di non lasciarsi sfuggire nulla di ciò che dovevo ancora fare, ma poco dopo la mia resa mi sono ricordata di lei e della sua “arte di non programmare il giorno dopo”. Così mi sono alzata e ho riletto quei versi di Edith Stein. Una delle mie salvatrici.

Questa è la mia ricetta: la mia vita comincia ogni mattina e finisce ogni sera: non ho ulteriori piani e intenzioni. Il lavoro quotidiano può naturalmente esigere una progettazione, ma questo non deve mai essere una preoccupazione per il giorno successivo”

Di cosa c’è bisogno per far si che la nostra vita inizi ogni mattina e finisca ogni sera?

Edith Stein, così come lo yoga, ci ricorda l’importanza di impegnarsi ma alla fine di affidarsi.

Lo sforzo e la resa devono viaggiare insieme.

“Condotti per mano da Dio” ci dice la Santa; “Īśvarapraṇidhāna: abbandonati al Signore” afferma Patañjali.

Allora posso togliere dal mio fare i “devo”, gli assolutismi, il credere di essere indispensabile e sapere nel cuore che una Luce mi protegge, mi sostiene e mi guida.

Questa la ricetta.