Ākāśa: lo spazio

Questo quinto elemento che noi non contempliamo. Forse perché troppo grande, troppo impalpabile, troppo lontano dai nostri sensi che sempre hanno bisogno di afferrare e interpretare.

Ma l’India sì. L’India lo mette al primo posto perché senza spazio nulla si può manifestare, nulla può esistere.

È questo posare lo sguardo sullo spazio che cerchiamo in qualche modo di praticare a lezione. Perché nello spazio non c’è più “io” nè “mio”. “Le mie ragioni, le mie vittorie, le mie sconfitte, io sono fatta così” si perdono nell’infinito.

Nello spazio qualcosa accade: si esce da questo gioco di continue delimitazioni e si inizia invece a respirare uno spazio di possibilità.

Nello spazio si amplia lo sguardo e anche se non riusciamo a cogliere la verità delle cose possiamo però intuirne il non-confine e forse accorgerci che dietro alle nostre definizioni c’è sempre e solo tanta paura.

Nello spazio il mio credere e il mio pensare cedono il passo a qualcosa di più armonico, a una sensazione diversa, in cui corpo, mente e cuore trovano ampiezza e libertà.

Che insegnamento meraviglioso quello indiano: lasciarsi abitare dallo spazio per far posto al nuovo, agli imprevisti, al movimento della Vita.

Giusto una settimana fa, sul finire del giorno, sono rimasta incantata da questo abbraccio di acqua e cielo.

Un niente, eppure così pieno di pace.

Quante possibilità mi sono tolta di essere Amore?

Quante possibilità ancora la Vita mi sta dando?

Grazie spazio.