A cosa serve lo yoga se non ci fa accogliere, se non ci insegna a stare, se non ci dà il coraggio di elaborare e trasformare il nostro dolore?

A cosa serve la nostra pratica se continuiamo a vederla e a viverla solo come movimento del corpo, del respiro e centratura della mente?

Eppure in un corpo più sano e agile stiamo meglio. Eppure coltivando una corretta respirazione possiamo avere più energia e indubbiamente una mente più centrata ci aiuta a non farci trascinare via dai pensieri più astuti.

Ma non c’è solo questo.

C’è anche un impegno più profondo, più sottile.
È il richiamo a seguire la Vita. Quella Vita che non ha inizio, né fine.
È la promessa di non identificarci ancora una volta con quello che ci accade, di sentirci vittime dell’esistenza, della società o di qualcuno . È la salda decisione di non nutrire il non-amore in tutte le sue sfaccettature:paura, sensi di colpa, giudizi.

E questo impegno è un gioco felice in cui sei disposto mille volte a perderti ma sempre a ricominciare, sempre a ridefinirti.

E oggi, adesso, proprio qui, osservo maestra primavera ormai in arrivo e non posso che sentire la sua fiducia pulsarmi forte dentro le vene.

E tu?

Buon inizio di marzo.