Perché non riusciamo a fluire con la vita e ad essere gioiosi?
Immagino che Patañjali sia partito da questa domanda quando ha deciso di mettere per iscritto quella scienza, allora già antica, che è lo yoga. Immagino che abbia saputo guardare innanzitutto se stesso e che abbia attraversato con umiltà e coraggio le sue fragilità umane come solo i maestri possono fare.
La sua è stata un’analisi così precisa sulla mente che lo ha portato a scovare cinque grandi ostacoli- chiamati kleśa- come cause della nostra continua sofferenza.
Il primo è l’ignoranza avidyā, la non-visione. E’ l’ interpretazione sbagliata di come funzionano veramente le cose, tanto che confondiamo ciò che conta con ciò che è superficiale, ciò che è vitale con ciò che non lo è. Il primo, che è radice di tutti gli altri, ci fa sbagliare strada.
Il secondo ostacolo si chiama asmitā. E’ il nostro “io sono” quotidiano, cioè l’illusione di essere solamente una persona con un nome, una storia, un ruolo e un tempo di vita. È l’incapacità di ricordarci che dentro portiamo l’infinito e che siamo collegati gli uni agli altri e tutti al tutto.
Il terzo, rāga, è l’attaccamento eccessivo per ciò che prima o poi finirà: relazioni, oggetti, situazioni. Possiamo appassionarci alle cose della vita ma non dobbiamo sfiorire nel momento in cui non ci saranno più.
Il quarto è l’avversione, dvesa. E’ quella potente decisione della mente che ci fa dire un grande “no” a tutto quello che la vita ci dona per migliorare ma che non rientra nei nostri piani: incontri, perdite, avvenimenti, malattie.
In ultimo la grande paura della morte, abhiniveśa, che tocca indistintamente tutti. Perché occorre saper anche retrocedere, anche delegare, anche congedarsi.
Eppure “Il dolore è riducibile” ci assicura Patañjali.
Basta che stiamo attenti. Basta vigilare con gioia sulla nostra interiorità così quando uno dei kleśa arriva a turbarci il cuore, possiamo utilizzare le tante risorse che instancabilmente siamo chiamati a coltivare.
In sostanza non cambiano le cose se non siamo noi ad attivarci responsabilmente.
Nessuna magia, ma un concreto desiderio di libertà e trasformazione.
Attraversare questi passaggi del testo personalmente mi porta ogni volta a fare tante riflessioni. Su di me, su come in certe cose io sia migliorata mentre in altre non mi basterà questa vita; su quello che veramente lo yoga è, al di là della fama e della pubblicità.
Lo yoga, con tutte le sue pratiche è la risorsa che mi aiuta e che amo condividere.