“Bracciata dopo bracciata il mio corpo ricorda quella vita e reclama le parti perdute di sé…”
Il lavoro sul secondo cakra ha davvero smosso tante cose in questo ultimo mese.
Riflessioni, emozioni, ricordi, ma soprattutto il piacere di sentire che il corpo che abbiamo non ci serve solo per sperimentare āsana forti e direzionate ma anche per ritrovare la nostra intima, innata, fluidità.
“Distesa in quel grembo materno, in quella casa dei sogni, di sale e movimento, che versamento di nostalgia implora dalle ossa stesse! “
Ci siamo mossi tante volte come quando ci abbandoniamo all’acqua, lasciando che il respiro si accordi a gesti più liberi e spontanei e che prenda ampiezza tra le anche, in quel luogo in la vita ha inizio.
“come anelano a rinunciare alla lunga marcia nell’entroterra, la fragile bellezza dell’intelletto per tuffarsi e semplicemente tornare a essere un corpo fiammante di sensibilità cieca che scivola via.. “
Lasciare che l’onda del corpo sorpassi il fare del pensiero, abbracciare le paure, danzare il cambiamento.
Tornare ad essere un corpo fiammante di sensibilità pura, coraggiosa, creativa.
Tornare ad essere acqua.