La pratica delle posture è la più vicina alla nostra cultura ma da sola non “fa” lo yoga.
Essa ha infatti bisogno di essere accompagnata da una struttura filosofica-psicologica-spirituale.

Per questo ci facciamo guidare e ispirare dalle letture dei testi o dalle parole dei maestri, per ricordarci che sotto quel lavoro fisico c’è molto, molto altro.

Sappiamo che il corpo non è slegato dalla mente, così come non lo è dalla parte energetica o da quella spirituale. Ogni espressione della nostra casa fisica è sempre il riflesso delle nostre credenze più profonde, di come pensiamo, di come percepiamo le emozioni, di come elaboriamo gli eventi. Tutto si imprime in noi e col tempo plasma la materia di cui siamo fatti.

Per questo ci occorrono i testi, perché sono una mappa importante che ci aiuta a comprendere come funzioniamo davvero, come indirizzare la nostra energia, a cosa dare importanza e a cosa no.

E’ quella saggezza a crearci la strada e a farci sentire al sicuro. Altri prima di noi hanno attraversato il dolore. Altri prima di noi sono riusciti a non soffrire più.

“Il dolore futuro è evitabile“ afferma Patañjali, consegnandoci direttamente le chiavi della felicità.

Ma quanto è bello sapere che possiamo imparare a non soffrire più partendo dalle cose più semplici, dal nostro muoverci, dal nostro respirare, dal nostro saper stare.

Nella foto una delle forme del dio Shiva danzante.
Un invito a essere nella concretezza della vita con la leggerezza e la giocosità di quando danziamo.