Quando si diventa grandi?

Me lo chiedo spesso, soprattutto dopo aver lavorato con bambini e ragazzi.

Li osservo, li ascolto, ripenso ai nostri dialoghi, a certe parole curiose emerse all’improvviso che sembrano casuali e invece ti aprono gli occhi su quanto noi “grandi ” siamo in realtà ancora infantili su tanti fronti.

Cresce il corpo, invecchiamo, conosciamo certamente più cose della vita, abbiamo più esperienze. Abbiamo (forse) anche imparato a gestire meglio le emozioni, a comprenderci di più, sappiamo tante teorie bellissime della psicologia, ma ancora quante volte non ci sentiamo i veri responsabili di ciò che ci succede?

E quante volte siamo ancora in balia del tempo, delle emozioni, dei rapporti, dei sensi di colpa, dei doveri, dei giudizi, invece di sentirci liberi di essere come siamo, di amare chi vogliamo, di vivere nel modo in cui sentiamo giusto per noi.

Non so se avrò abbastanza vita per diventare l’adulta che vorrei, ma so per certo che in questo cammino di maturità ci aiutiamo sempre vicendevolmente.
E anche lì, dove non so vedere, dove non riesco ancora a capire, dove mi ostino a soffrire, anche lì, c’è l’aiuto per me.

“Grazia”, mi ha detto la scorsa settimana la mia giovanissima studentessa.
Non sapeva il significato, eppure le è arrivata questa parola.

Ho sorriso.

L’ho capito subito che era per me.