“Sopra il tempo è posto un vaso ricolmo”
(Atharvaveda XIX, 53)
La spiritualità indiana non nega mai il mondo, al contrario è sempre indirizzata all’osservazione della sua pienezza cercando di affinare quella capacità di guardare le cose, gli eventi e la vita, cogliendone la bellezza, la completezza, il senso, piuttosto che la mancanza.
Non è un infantile ottimismo quello indiano, ma è la volontà di osservare l’esistenza da un punto di vista più alto, da una posizione che supera ogni opposto: lì dove la vita si chiama Vita.
“Sopra il tempo è posto un vaso ricolmo”.
Questa frase, tratta da un antico e suggestivo inno sul tempo, mi piace tanto.
Sopra il tempo vi è una giara, un vaso talmente pieno che non avrà mai fine; talmente pieno da essere l’origine inesauribile del tempo stesso.
E’ un verso che mi conforta quando sento i mesi sfuggirmi di mano, quando mi prende quella sottile e improvvisa malinconia dei ricordi di altre età. E’ un verso che mi esorta a non guardare più quel tempo che sempre manca o quel tempo che non c’è più, ma mi incoraggia piuttosto ad osservarne la qualità: quanto vitale, coraggioso, appagante è il tempo che sto vivendo? Con quanta cura lo sto attraversando?
Così oggi,
una luce che preannuncia l’arrivo di settembre,
il mare un tutt’uno col cielo
e ancora un po’ di sole sulla pelle.
“Sopra il tempo è posto un vaso ricolmo”.