“Io sono la Via, il sostenitore, tuo Signore e tuo testimone, casa, rifugio e amico, origine e dissoluzione, fondamento e forziere, seme imperituro”. (IX,18)
Estate, il volo di una farfalla che si posa qua e là e alcuni versi della Bhagavad-gītā che mi fanno pensare al nostro Vangelo.
Tantissimi sono i modi in cui il divino si definisce prima e dopo questo passo. Versi magnifici, un richiamo potente ad uscire dai modi in cui costantemente incaselliamo Dio; ma qui il divino usa una parola –gati- che mi colpisce, perché indica nello stesso tempo la via, il percorso, ma anche la meta, il fine.
Il nostro procedere in questa vita ha bisogno di essere un pellegrinaggio, un incessante andare, una continua e felice scoperta e riscoperta di chi siamo per davvero e del motivo per cui siamo qui, perché, se siamo in cammino, abbiamo raggiunto già la meta; perché la meta non è un luogo fuori, ma è insita nel cammino stesso.
Ripenso a quante volte mi sono scontrata con la mia testa, con il suo assoluto bisogno di arrivare da qualche parte per essere felice; ripenso alla farfalla che vaga di fiore in fiore senza sceglierne mai esclusivamente uno per sempre; ripenso a quella libertà e a quella leggerezza come simbolo del saper viaggiare instancabilmente dentro senza attaccamenti, senza stagnazioni.
Riguardo questa fotografia, scattata da mio figlio durante la nostra vacanza in montagna.
Tra poche settimane riprenderemo le nostre lezioni, il nostro settimanale “impegno di viaggio”.
Che questo sia il nostro desiderio più alto:
saper volare di fiore in fiore, godendo del tempo, delle relazioni, dei progetti, delle cose che capitano.
In mille modi diversi siamo chiamati a mettere le ali.